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Normativa sicurezza sul lavoro: ecco cosa dice la legge

La sicurezza sul lavoro costituisce un aspetto essenziale per ogni organizzazione aziendale e non è un caso se il legislatore è intervenuto diverse volte per trattare questa materia, effettuando di volta in volta delle integrazioni.

Un riferimento normativo fondamentale è rappresentato dal Testo Unico sulla Sicurezza (Decreto Legislativo 81/08), un documento redatto dal governo, in particolare dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. In un unico testo sono presenti le norme relative alla sorveglianza sanitaria, alla prevenzione nei luoghi di lavoro, alla segnaletica di sicurezza e ai rischi generici, ad esempio la prevenzione degli incendi e le misure di primo soccorso.

Prima e dopo questa legge, tuttavia, vari interventi legislativi, a livello nazionale e comunitario (è il caso di un regolamento e una direttiva dell’UE, dunque da parte della Commissione Europea), hanno inserito dei tasselli importanti per disciplinare la sicurezza dei lavoratori operanti nelle imprese e garantirne i diritti.

Vediamo, quindi, cosa dice la legge attualmente in vigore in merito al delicato argomento della sicurezza sul lavoro.

Ecco cosa prevede la legge italiana e in quali articoli è riservata la comunicazione di norme speciali che disciplinano l’ambito in questione. Il decreto legislativo 81/08 contiene la normativa riferita a tutte le tipologie di imprese e a tutte le tipologie di lavoratori, indipendentemente dal tipo di contratto che posseggono.

Prima fonte normativa: il Codice Civile

L’art. 2087 del Codice Civile costituisce il primo riferimento normativo in merito alla sicurezza sul lavoro. Tale articolo obbliga il datore di lavoro ad “adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo le particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Da questo riferimento codicistico risalta un aspetto interessante: le misure che dovrà adottare il datore di lavoro per garantire sicurezza dei suoi dipendenti dipendono dalla particolarità del lavoro (la specifica attività svolta), l’esperienza (il numero di anni che vede i dipendenti impegnati in una certa mansione) e la tecnica (il livello di progresso tecnologico raggiunto in ambito di sicurezza del lavoro).

Altre disposizioni di legge che precedono il D. Lgs. 81/08

Prima di arrivare al già citato decreto legislativo 81 del 2008, altre fonti normative disciplinano il tema della sicurezza sul lavoro. Vediamo quali:

  • Già la nostra Costituzione, in alcuni punti, fa riferimento a questo argomento, per esempio all’art. 35 (tutela del lavoro in generale) e all’art. 41 in cui si puntualizza che ogni iniziativa economica non può essere svolta in maniera da recare danno alla sicurezza umana e alla salute in generale del lavoratore, e che lo Stato si riserva naturalmente il diritto di controllare che ogni attività lavorativa sia svolta in conformità alle norme vigenti;
  • L’art. 9 della Legge 300/1970 (meglio nota come “Statuto dei Lavoratori”), nel passaggio in cui si parla di “tutela della salute e dell’integrità fisica” fa riferimento all’applicazione di norme per la prevenzione di infortuni e malattie professionali e all’adozione degli strumenti per tutelare ogni diritto dei lavoratori sulla sicurezza.
  • La Carta Sociale Europea (risalente al 1961) parlava già dell’importanza delle condizioni di sicurezza e igiene in ogni ambiente di lavoro.
  • Altre norme a tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori possono essere rintracciate, per specifiche categorie, nei singoli accordi con i sindacati e le parti sociali, anche in base al tipo di società o enti in questione.

Il Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro

Come anticipato nell’introduzione di questo articolo, il Decreto Legislativo 81/08, meglio noto come “Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro”, ha rappresentato un punto di svolta in questo ambito.

Per quanto sia stato successivamente soggetto a modifiche da parte del D. lgs. 151/2015 e vengano recepite direttive del Parlamento Europeo in materia, continua a rappresentare una guida in tema di sicurezza nei luoghi di lavoro e tutto ciò a essa legato: le misure di tutela del sistema di sicurezza aziendale, la protezione dei lavoratori da ciascun rischio associato alle mansioni svolte, le procedure da adottare in caso di emergenza (per esempio le misure antincendio come la segnaletica di sicurezza, o quelle di primo soccorso da attuarsi prima dell’arrivo degli operatori sanitari), il rispetto degli standard ambientali, e in generale tutte le norme relative alla salute e alla sicurezza. Anche oggi, infatti, è necessario rifarsi al Testo Unico per assicurarsi che la propria azienda rispetti tutte le normative europee e nazionali.

Quali sono le misure generali di tutela previste dal Testo Unico

Fare un elenco di tutte le misure presenti nel D. lgs. 81/08 per la sicurezza nelle aziende e dei relativi vantaggi non è semplice, in quanto abbastanza numerose.
Possiamo però citare le principali misure applicate non solo ai dipendenti, sia privati che pubblici (inclusi quelli della scuola, delle università e di altri enti di diritto pubblico o soggetti amministrativi pubblici equivalenti), ma anche a quei lavoratori autonomi che, in determinate situazioni, si ritrovano a lavorare all’interno di una certa azienda:

  • valutazione del rischio (o dei rischi) relativamente a ciascuna attività dei lavoratori;
  • gestione, amministrazione e riduzione dei rischi, anche mediante apposito servizio di prevenzione (ivi incluse tutte le prescrizioni di legge relative, per esempio, alla stesura del DVR, alla nomina e alla formazione di RSPP e ASPP, ai controlli e alle ispezioni da attuarsi in specifici casi e circostanze, e così via);
  • attenzione particolare nell’utilizzo di agenti fisici, chimici e biologici negli ambienti di lavoro (compreso ogni tipo di ufficio) al fine di implementare ogni protocollo necessario a prevenire incidenti e a mantenere la piena agibilità degli ambienti, a garanzia della salute e della sicurezza dei lavoratori e di chiunque dovesse trovarsi nei medesimi ambienti di lavoro;
  • controllo sanitario degli operatori;
  • formazione specifica per lavoratori, preposti, dirigenti e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;
  • aggiornamento dei soggetti elencati nel punto precedente attraverso approfondimenti in conformità alle modifiche della legislazione sulla sicurezza del lavoro.

Tutto ciò è finalizzato alla diminuzione del bilancio degli infortuni sul lavoro. Il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro contiene concetti quali l’obbligo della valutazione dei rischi: è il datore di lavoro il soggetto responsabile delle norme di sicurezza.

I lavoratori hanno poi diritto a fare ricorso alla Corte di Cassazione nel caso in cui si verifichino eventi come l’insorgere di una malattia, o in caso di assenza di attività aziendali che salvaguardano l’incolumità e la salute dei dipendenti.

Il DVR

Una delle misure generali più importanti introdotte dal Testo Unico è rappresentata dalla valutazione dei rischi. La legge fa riferimento anche ai rischi particolari cui sono esposti gli addetti ai lavori, come il rischio da stress correlato.

A tal riguardo, uno degli obblighi previsti dall’intervento legislativo più volte citato è la redazione di una particolare documentazione: il DVR (Documento di Valutazione dei Rischi).

Il modello tipico di questa sorta di manuale contiene i seguenti elementi:

  • la relazione sulla valutazione dei rischi, in cui sono indicati i criteri adottati per stabilire le misure di protezione e prevenzione implementate (per esempio nella prevenzione incendi) e i dispositivi di protezione utilizzati;
  • il programma delle procedure da adottare per migliorare i livelli di sicurezza delle strutture e infrastrutture aziendali;
  • l’individuazione delle mansioni cui sono correlati rischi specifici, legate ad esempio all’utilizzo di impianti o particolari attrezzature, come particolari tipologie di sostegno per i lavoratori che operano sui cantieri costruiti per gli edifici: si tratta, nello specifico, di situazioni notoriamente a rischio che necessitano di maggiori investimenti da parte dell’azienda affinché le attività di costruzione, manutenzione e riparazione avvengano senza alcun inconveniente.

La responsabilità della redazione del DVR è del datore di lavoro, il quale spesso non ha i requisiti e la competenza professionale per metterlo a punto. Per questo egli può chiedere la consulenza di esperti, e il più delle volte il Documento è redatto in collaborazione con il RSPP e il medico competente (quando necessario), oltre che con l’assistenza del RLS.

Il DVR, per i fini specifici del servizio di prevenzione e protezione, va sottoposto a periodici aggiornamenti, secondo le disposizioni di legge. Il mancato aggiornamento del DVR, oltre a renderlo potenzialmente datato e inutile rispetto alle esigenze dell’azienda, comporta responsabilità anche molto gravi in capo al datore di lavoro.

RSPP, RLS e medico competente

Si tratta di tre figure previste dal Testo Unico e che supportano il datore di lavoro svolgendo funzioni differenti, a garanzia della corretta implementazione delle norme in materia di sicurezza e a sostegno appunto della figura del datore di lavoro. Spesso, RSPP, RLS e medico competente lavorano a stretto contatto sia tra loro che con il relativo datore di lavoro, per esempio nel contesto della riunione periodica sulla prevenzione e sulla sicurezza aziendale.

Il primo è nominato dal datore di lavoro e svolge essenzialmente compiti di prevenzione e protezione dai rischi, individuandone i fattori ed elaborando procedure di sicurezza.

Il Rappresentante dei Lavoratori per la sicurezza, eletto direttamente dai lavoratori o individuato in un ambito del territorio, svolge diverse mansioni: si rivolge alle autorità competenti quando le misure adottate in azienda non sono conformi a garantire la sicurezza, riceve le informazioni dagli organi di vigilanza, può esprimere un consiglio in merito alla valutazione dei rischi.

Il medico competente svolge la funzione di sorveglianza sanitaria quando questa è prevista dalla legge.

Conclusioni

Il mancato rispetto degli obblighi di legge da parte del datore di lavoro dà luogo a sanzioni amministrative e, in alcuni casi, penali (a meno che non si abbiano le prescrizioni dei reati).

Per aziende operanti in determinati settori (come quello alimentare) è possibile partecipare a bandi promossi dalla regione o provincia di appartenenza per ottenere dei finanziamenti. L’iscrizione al bando avviene compilando un’apposita modulistica.