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Videosorveglianza sui luoghi di lavoro: è inapplicabile il criterio del silenzio-assenso per la richiesta di autorizzazione all’installazione

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, con interpello n. 3/2019, ha chiesto il parere al Ministero del Lavoro in merito alla configurabilità della fattispecie del silenzio-assenso per la richiesta di autorizzazione all’installazione dell’impianto di videosorveglianza sui luoghi di lavoro ai sensi dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori.

In particolare, si chiede se il silenzio dell’Ispettorato del Lavoro possa essere considerato come assenso tacito (così come disposto dalla legge n. 241/1990) in virtù del quale il datore di lavoro può procedere con l’installazione dell’impianto di videosorveglianza.

Ma ricapitoliamo brevemente la normativa in materia di videosorveglianza all’interno dei luoghi di lavoro.

L’art. 4 della legge n. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori) dispone che “Gli impianti audiovisivi (…) possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali. In mancanza di accordo, (o in mancanza di rappresentanze sindacali aziendali, ndr) gli impianti e gli strumenti di cui al primo periodo possono essere installati previa autorizzazione della sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro”.

Lo stesso articolo, inoltre, prevede la possibilità del datore di lavoro di utilizzare le informazioni raccolte con gli impianti audiovisivi autorizzati per tutti i fini connessi al rapporto di lavoro, a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione nel rispetto della normativa privacy.

Ed infatti, proprio il Garante per la protezione dei dati ha più volte affrontato l’argomento con provvedimenti e linee guida, affermando nel Provvedimento del 8 aprile 2010 l’esclusione dell’applicazione del principio del silenzio-assenso.

Inoltre, come ribadito dal Ministero del Lavoro, lo scopo dell’art. 4 dello Statuto è quello di contemperare le esigenze datoriali con la tutela della dignità e della riservatezza del lavoratore sul luogo di lavoro. Più in particolare, si vuole evitare che l’attività lavorativa risulti impropriamente e ingiustificatamente caratterizzata da un controllo continuo, tale da eliminare ogni profilo di autonomia e riservatezza nello svolgimento della prestazione di lavoro.

La formulazione della suddetta norma non consente la possibilità di installazione ed utilizzo degli impianti di controllo in assenza di un atto espresso di autorizzazione, sia mediante accordo sindacale che provvedimento di autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro. Tale interpretazione è stata, altresì, più volte condivisa dalla Corte di Cassazione nelle recenti pronunce giurisprudenziali.

Pertanto, alla luce di quanto evidenziato dal Ministero del Lavoro, non è quindi configurabile l’istituto del silenzio-assenso, occorrendo inevitabilmente l’emanazione di un provvedimento espresso di accoglimento ovvero di rigetto della relativa istanza.