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Sindrome da burnout e diritti al lavoro

La sindrome da burnout può sorgere in conseguenza di un grave stress lavorativo. I lavoratori che ne soffrono possono però avere diritto a forme di tutela e di aiuto.

Lo stress sul lavoro è un problema che affligge molti: nei casi più gravi, si possono raggiungere condizione estreme di disagio psicologico e fisico, come la sindrome da burnout, che rendono impossibile svolgere adeguatamente le proprie mansioni e godere di un minimo benessere personale.

Ma che cos’è, concretamente, la sindrome da burnout? In quali casi si origina e quali sono le sue conseguenze? Che diritti hanno i lavoratori che ne soffrono? Frareg fa chiarezza in questa guida completa di tutte le risposte e le informazioni più utili.

Stress sul lavoro

Lo stress lavoro correlato è, nella definizione dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, quella forma di malessere fisico, psichico o sociale che colpisce il lavoratore quando percepisce uno squilibrio tra il compito assegnatogli e le sue capacità di portarlo a termine.

Com’è noto, una certa percentuale di stress è positiva e può aiutare l’organismo a trovare l’energia e l’attenzione per reagire agli stimoli e rispondere alle richieste; in dosi eccessive, però, può portare a un rischio anche grave per la salute e, in ambito lavorativo, a una generale riduzione dell’efficienza.

Lo stress lavoro correlato interessa maggiormente alcune specifiche categorie professionali, quali:

  • medici, operatori sanitari e infermieri, esposti alla responsabilità di causare rischi e danni per le altre persone a causa di propri errori lavorativi;
  • poliziotti e membri delle forze dell’ordine, che quotidianamente vanno incontro a pericoli per la propria incolumità o comunque soffrono a causa della grande responsabilità loro addossata;
  • insegnanti, a causa delle difficoltà di interazione con gli studenti e il contesto scolastico;
  • assistenti sociali, per la loro esposizione a fenomeni di disagio a livello familiare e sociale;
  • autotrasportatori e addetti a lavori pesanti, proprio in virtù della difficoltà e del peso delle loro mansioni.

In base alle normative vigenti, lo stress lavoro correlato deve essere valutato tra i rischi aziendali. Già il Testo unico sulla sicurezza (D. Lgs. 81/08), assieme ad altri decreti del Ministero della sanità, invita a studiare dei criteri per la sua prevenzione in ogni contesto lavorativo.

Sindrome da burnout: cos’è

La sindrome da burnout è una delle conseguenze che possono nascere da un forte stress lavoro correlato, soprattutto in contesti lavorativi che richiedono ripetute relazioni interpersonali. In italiano l’espressione può essere tradotta con termini come esaurimento emotivo o crollo psichico.

Il fenomeno è stato individuato da Maslach e Freudenberger negli anni Settanta, e presto accolto dall’OMS. I risultati degli studi più recenti dimostrano che esso colpisce per lo più chi è impegnato nelle professioni d’aiuto (dall’inglese “helping professions”), come alcune di quelle già citate: assistente sociale, medico, psicologo, psichiatra, terapista, insomma tutti coloro che per ragioni lavorative entrano ogni giorno in contatto con situazioni di sofferenza o disagio per altre persone.

Inoltre, tende a svilupparsi nei casi in cui la persona che è impiegata in quella mansione è, per i più diversi motivi psicologici, molto distante dalla natura del lavoro stesso.

Infatti, soprattutto nelle professioni d’aiuto, è normale che al lavoratore venga richiesto un carico di lavoro che conduce talvolta a mettere da parte tutto il resto (affetti, amicizie, hobby, sport e così via). Se poi il lavoro non risulta neppure appagante o gli obiettivi che il lavoratore si pone sono irrealizzabili, è possibile che quest’ultimo cada appunto in una condizione medica di crollo e di crisi.

Sindrome da burnout: le conseguenze

Lo stress da burnout, secondo le classificazioni della psicologia, si può manifestare con:

  • un errato rapporto tra la persona e il suo lavoro. La persona ha la sensazione di essere inadeguata, non riesce ad adattarsi alle mansioni che le vengono richieste e si rinchiude nella negatività del suo isolamento psichico;
  • un calo dell’impegno e della produttività. Anche se il lavoro di per sé offre prospettive di carriera o di realizzazione personale, il soggetto lo percepisce come un fallimento e non è più motivato a svolgerlo al meglio;
  • delle problematiche emozionali. Possono manifestarsi tensioni e sentimenti (impossibili da gestire) di frustrazione, ansia, paura o rabbia verso se stessi, il proprio vissuto, i colleghi e l’attività, fino alla perdita del controllo.

A seconda di questo genere di conseguenze immediate, i sintomi del burnout possono essere:

  • esaurimento, depressione, ansia o segni di una condizione sociale analoga (es. insonnia, irritabilità, stanchezza). È la forma più comune di reazione a uno stress lavorativo non più sopportabile, e causa mancanza di energia, impossibilità di recuperare sul piano fisico o emozionale, attacchi di panico, abuso di sostanze, mancanza di motivazione. Va trattata con sedute di psicoterapia prima che la somatizzazione determini un sovraccarico e renda la vita impossibile;
  • inefficienza, mancanza di concentrazione, indifferenza e assenteismo. La persona che soffre di burnout non è motivata a lavorare, percepisce una propria inesistente inadeguatezza e finisce spesso per avere la falsa consapevolezza che chi la circonda stia lavorando contro i propri sforzi. Di conseguenza, non è motivata a svolgere le proprie mansioni con costanza;
  • distacco emotivo, apatia, depersonalizzazione e mancanza di prospettive. L’atteggiamento di rassegnazione può condurre il lavoratore a tentare di non farsi coinvolgere da quello che fa, così da proteggersi dalla delusione o dallo scontro con gli altri.

Sindrome da burnout: i diritti del lavoratore

Il lavoratore che incorre in una sindrome da burnout ha la possibilità di far valere i propri diritti solo se lo stress causa una patologia vera e propria. Lo stress in quanto tale, infatti, non è misurabile, ed è tenuto in considerazione dalla medicina del lavoro solo se si sviluppa in una malattia professionale psichica o fisica.

Se, per esempio, la sindrome da burnout conduce a un disturbo depressivo maggiore, allora al lavoratore è riconosciuta una forma di invalidità, che si manifesta in una diminuzione della capacità di lavorare (dal 10% all’80%, a seconda della gravità diagnosticata).

Sul piano fisico, invece, la sindrome da burnout può causare dolori e problemi a diversi organi, dal cuore al fegato; tali condizioni patologiche vanno ovviamente valutate caso per caso. Qualora esse generino difficoltà tali da garantire il riconoscimento dell’invalidità, il lavoratore ha diritto naturalmente a forme di assistenza apposite.

È possibile, tra le altre cose, che venga assegnato un assegno di invalidità ordinario o civile. Se la sindrome da burnout conduce a conseguenze gravissime (fino al 100% di invalidità) è possibile anche veder riconosciuta la pensione di invalidità.

Inoltre, per le assenze giustificate, anche per le cause del burnout valgono le medesime condizioni che si applicano alle altre patologie, comunque emerse o suscitate.