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Come misurare il gas radon

Il gas radon negli ambienti chiusi potrebbe determinare seri rischi alla salute. Per questo è indispensabile analizzare sempre gli ambienti sotterranei e mantenerli areati e sicuri.

In base a determinati fattori e condizioni, la formazione di radon nell’aria (nei seminterrati o nei locali sotto il livello del suolo), a causa della sua radioattività, può causare seri rischi alla sicurezza e alla salute, fino a provocare il tumore al polmone.

Dunque, occorre aver cura di effettuare, negli ambienti posti nel sottosuolo, una stima e una valutazione dell’aria che indichi il valore medio di radon e radiazione, e poi di ridurre la concentrazione di gas radon in casa e negli ambienti lavorativi, mediante impianti, prodotti e modalità di prevenzione e protezione (risanamento dell’aria, sigillatura).

Gas radon: cos’è

Il radon è un gas radioattivo che deriva dal decadimento naturale di elementi come uranio e torio e decade nel giro di pochi giorni in polonio, bismuto e piombo.

Ha un’origine naturale, a partire da determinati tipi di rocce presenti normalmente nel territorio. Quindi, risale dal terreno, per poi mescolarsi con l’aria o con l’acqua; tipicamente, si genera anche da materiali da costruzione quali alcuni tipi di cemento, residui magmatici e fosfogessi. In una ridotta percentuale, può anche salire nell’atmosfera a partire dalle falde acquifere.

La sua risalita è influenzata da diversi parametri, soprattutto di natura climatica, a partire dalla temperatura dell’aria, ma anche dalla velocità dei venti, dalla quantità di pioggia caduta sul terreno e così via. Ciò fa sì che il radon risalga in maniera diversa a seconda delle stagioni e dei giorni, anche in contesti ambientali che per il resto rimangono immutati.

È impossibile da riconoscere senza strumentazioni adeguate e opportuna documentazione tecnica, in quanto non ha caratteristiche fisiche percepibili ai sensi: è infatti inodore, incolore e insapore. È per questo che la sua gestione richiede particolare cautela e, ove sia presente in quantità eccessive, deve essere riconosciuto con appositi test e misure di tutela.

Gas radon: quali sono i rischi?

Il radon a elevate concentrazioni è un elemento cancerogeno per l’uomo, in base agli studi effettuati dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dal suo organismo di studio oncologico, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (AIRC). In particolare, è una delle cause più frequenti di tumore ai polmoni, secondo solo al fumo di sigaretta.

La sua pericolosità è più elevata perché il radon, risalendo dal terreno, tende ad accumularsi negli spazi chiusi, anche filtrando attraverso intercapedini, passaggi e materiali non particolarmente densi. Ciò vale tanto per gli ambienti naturali (grotte, terme) quanto per i locali poco ventilati degli edifici, sia luoghi di lavoro che abitazioni, scuole e così via.

Il radon che si accumula in questi spazi entra nell’organismo attraverso l’inalazione assieme ad altri elementi, quali polvere, vapore e fumo: le sostanze che vengono prodotte dal suo naturale decadimento raggiungono i polmoni e non vengono espulse, rilasciando particelle dannose che possono colpire l’apparato respiratorio e, appunto, provocare il cancro, attraverso radiazioni ionizzanti simili a quelle dei campi elettromagnetici.

In altri casi, il radon può anche essere assunto attraverso l’acqua potabile della rete idrica, sia per inalazione di piccole gocce nebulizzate sia per ingerimento. Ciò determina un ulteriore rischio, l’intossicazione da piombo (uno degli elementi in cui il radon si trasforma), con tutte le conseguenze dannose ben note.

Di conseguenza, il radon è un elemento particolarmente dannoso per la salute umana, e richiede un trattamento secondo le attenzioni del caso e le prescrizioni normative, sia negli ambienti domestici che in quelli aziendali.

Come si previene

Dal momento che i problemi dovuti al radon si verificano nella stragrande maggioranza dei casi a seguito del suo accumulo negli ambienti confinati, una corretta e sufficiente ventilazione dei locali interessati dalla sua risalita è spesso il modo migliore per prevenire tutti i rischi e le malattie connessi.

Dunque è possibile intervenire in diversi modi per evitare che il radon si concentri nell’aria, per esempio:

  • sigillando i pavimenti e le pareti dei locali interessati, qualora siano realizzati in materiali non impermeabili;
  • mettendo in sovrapressione, rispetto alla pressione esterna, gli interni;
  • operando interventi edilizi per creare una ventilazione artificiale dell’ambiente chiuso, cosicché una percentuale adeguata dell’aria totale venga scambiata costantemente con quella esterna;
  • realizzando delle intercapedini sotto al pavimento o dietro le pareti, cosicché il radon si espanda verso l’esterno, e adottando contestualmente un sistema di ventilazione all’interno di muri e mattoni cavi;
  • aspirando con appositi strumenti l’aria direttamente sotto al livello della pavimentazione, in modo da ridurre entro le soglie di tolleranza la quantità di radon che risale nel locale.

Questi interventi possono essere tutti ugualmente efficaci, ma è impossibile conoscere in precedenza quale sia il più adatto per ogni ambiente e per le sue caratteristiche strutturali.

Pertanto, è indispensabile un’analisi preliminare effettuata da un esperto qualificato che, mediante un opportuno studio e le necessarie misurazioni, possa stabilire quale intervento possa essere risolutivo per lo specifico problema radon del locale in questione.

Come si misura il gas radon

Esistono molti metodi per misurare la concentrazione di radon presente nell’aria, e richiedono strumentazioni tecniche, dispositivi adeguati e soprattutto la competenza specifica necessaria.

In particolare, uno dei metodi di monitoraggio più utilizzati è la cosiddetta misura integrata, che permette il controllo sul lungo periodo del quantitativo di gas radon emanato nell’atmosfera.

È un sistema che necessita di mezzi quali dosimetri passivi, rivelatore a tracce e simili: si tratta di contenitori che, all’interno, recano un certo quantitativo di materiali che, in presenza di un quantitativo significativo di radon, reagiscono in modo costante e misurabile. I risultati del test sono visibili dopo un’analisi di laboratorio, effettuata qualche tempo dopo la prima esposizione.

Il risultato del test col dosimetro permette di conoscere la concentrazione media annua o mensile di radon che si è venuta ad accumulare nel luogo considerato, quantificato in Becquerel su metro cubo.

In alternativa, esistono anche kit che, a differenza di questi, richiedono l’alimentazione elettrica e offrono una misurazione attiva e costante.

Ricordiamo che la misurazione del radon (come, poi, il suo eventuale contenimento) è un’operazione obbligatoria per legge (la normativa di riferimento è il D. Lgs. 241/2000) in determinati spazi e ambienti lavorativi, quali tunnel, grotte, locali interrati e sotterranei, stabilimenti termali e altri luoghi a rischio.