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Cosa significa Privacy?

Nell’attuale società, definita anche “società della comunicazione”, i dati personali hanno un valore determinante.

Lo sviluppo di tecnologie, che consentono la conoscibilità, la conservazione e la comunicazione di dati in quantità e con velocità sempre maggiore, induce alla necessità di proteggere la sfera privata dell’individuo e il suo diritto alla riservatezza.

La necessità di tutelare la persona in modo da garantirgli il ruolo di “vero padrone” delle informazioni che lo riguardano deve però fare i conti con un contesto sociale, economico e politico in cui il cittadino vive e che esige di conoscere e trattare i suoi dati personali.
Qualsiasi forma di tutela deve quindi garantire costantemente nel tempo un delicatissimo equilibrio e bilanciamento di interessi e di esigenze provenienti dall’individuo e dalla società.

In tale ottica, il diritto alla privacy è definito come il diritto di costruire liberamente e difendere la propria sfera privata, di scegliere il proprio stile di vita senza interferenze ed intromissioni indesiderate da parte di terzi.

Tutelare la privacy significa allora consentire all’individuo di decidere autonomamente l’ambito entro cui i suoi dati personali, che ne rivelano l’identità e la sfera intima, possono essere portati a conoscenza di terzi e di controllare i trattamenti di tali dati, nel rispetto peraltro delle esigenze della società in cui vive.

Il Codice in materia di protezione dei dati personali, adottato con decreto legislativo 30 giugno 2003 n. 196 ed in vigore dal 1 gennaio 2004, ha appunto per natura e finalità essenziale la salvaguardia dei diritti, delle libertà fondamentali, della dignità della persona, con particolare riguardo alla riservatezza, all’identità personale e al diritto ala protezione dei dati personali.

L’art. 1 del Codice prescrive appunto, quale principio generale, che “Chiunque a diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano”.

Già con la legge n. 675/96, il legislatore italiano aveva attuato in Italia le parti più significative della Direttiva europea 95/46/CE.

Ancora precedentemente, nella convenzione di Strasburgo n. 108/1981, si era manifestata l’esigenza e l’urgenza di dare protezione alle persone in relazione all’elaborazione automatica dei propri dati personali.

Con la suddetta Direttiva si sono quindi individuati standard di protezione minimi, validi a livello europeo, di cui si è imposta la ricezione nelle legislazioni nazionali.

Con la legge n. 675/96 prima e ora con il Codice, il legislatore italiano non si è limitato a recepire le linee guida sovra-nazionali ma per taluni aspetti si è spinto oltre. Ad esempio, ha inteso applicare la disciplina di tutela dei dati personali, anche alle persone giuridiche, enti ed associazioni oltre che alle persone fisiche.

Il nuovo Codice si compone di tre parti, che contengono rispettivamente:

  • le disposizioni generali (articoli da 1 a 45), riguardanti le regole sostanziali della disciplina del trattamento dei dati personali, applicabili a tutti i trattamenti, nonché le regole specifiche che si devono osservare per i trattamenti effettuati da soggetti pubblici e quelle che trovano applicazione per i trattamenti effettuati da soggetti privati e da enti pubblici economici;
  • le disposizioni che si applicano a specifici trattamenti, in particolare quelli relativi al trattamento dei dati personali nell’ambito della pubblica amministrazione, in quello giudiziario e nel campo sanitario (articoli da 46 a 140);
  • le disposizioni relative alle azioni di tutela dell’interessato e al sistema sanzionatorio (articoli da 141 a 172), cui si aggiungono le norme di modifica, finali e di carattere transitorio (articoli da 173 a 186).

Il Codice è completato inoltre da tre allegati, le cui disposizioni si devono quindi intendere come parte integrante dello stesso, contenenti:

  • i codici di deontologia (allegato A);
  • il disciplinare tecnico in materia di misure minime di sicurezza (allegato B);
  • l’elenco dei trattamenti non occasionali effettuati in ambito giudiziario o per fini di giustizia (allegato C).

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