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Che cos’è lo smog?

La situazione è grave… Se non la risolviamo, anche le nostre città saranno soffocate dallo smog”: scriveva un ben noto autore italiano in un libro andato in stampa qualche decennio fa. Lo spettro paventato nella finzione letteraria oggi è quanto mai reale: l’inquinamento atmosferico, determinato dal particolato, dagli ossidi d’azoto e dall’ozono troposferico, rappresenta un pericolo ambientale, in grado di minacciare la vita dei cittadini di tutto il mondo e di infliggere, ogni anno, danni economici quantificabili in decine di milioni di euro.

Stando alle recenti notizie diffuse da Legambiente, in Italia, l’emergenza smog non si è smorzata neppure con lo scoppio della pandemia. I lunghi periodi di permanenza in casa, l’interruzione di gran parte delle attività produttive e la chiusura generale della scuola non hanno migliorato la qualità dell’aria nel nostro Paese, dove, l’anno scorso, sono state ben 35 le città che hanno superato il limite quotidiano di Pm10, previsto dalle linee guida dell’OMS per le polveri sottili, per più di 35 giorni in un anno solare (la fatidica soglia stabilita dall’OMS).

Il Direttore Generale, dopo aver ricordato che la maggior parte dell’inquinamento in città è prodotto dalla circolazione di veicoli diesel, si è rivolto al governo auspicando un cambio di politica. “Basta deroghe, servono misure più coraggiose e concrete”, ha commentato, suggerendo che le risorse economiche in arrivo dall’Europa vengano utilizzate per implementare il servizio di trasporto pubblico e incentivare l’uso di trasporti più sostenibili, nell’auspicio di ridurre la concentrazione del traffico nei nostri centri urbani.

Per meglio comprendere il valore di queste dichiarazioni, allora, cerchiamo di capire che cosa sia lo smog e quali siano le sue cause.

Definizioni e cause

L’inquinamento atmosferico delle aree urbane è comunemente detto smog, parola derivante dall’accoppiamento di smoke (fumo) e fog (nebbia).

Si possono tuttavia distinguere due tipi di smog con caratteristiche differenti: essi sono chiamati, rispettivamente, smog tipo Londra (o classico) e smog tipo Los Angeles (o fotochimico) dal nome delle città in cui questi tipi di smog si sono presentati in maniera caratteristica.

Lo smog classico è dovuto all’azione di biossido di zolfo e particolato nelle ore prossime all’alba in condizioni di bassa insolazione, bassa velocità del vento e temperatura prossima a 0°C (stagione autunnale ed invernale).

Esso si forma per il ristagno nell’atmosfera delle particelle solide e dell’anidride solforosa prodotti dalla combustione, a seguito di condizioni meteorologiche favorevoli all’instaurarsi dei fenomeni di inversione termica.

Lo Smog fotochimico, invece, è un particolare tipo di inquinamento dell’aria dovuto all’azione di ossidi di azoto, ossido di carbonio, ozono ed altri composti organici volatili sotto l’azione della radiazione solare.
Lo smog fotochimico si verifica in estate nelle ore centrali della giornata in presenza di alta insolazione, bassa velocità del vento, temperatura superiore a 18°C.

Per l’innesco di un processo di smog fotochimico è necessaria la presenza di luce solare, ossidi di azoto e composti organici  volatili, inoltre, il processo è favorito dalla temperatura atmosferica elevata. Poiché gli ossidi di azoto ed i composti organici volatili sono fra i componenti principali delle emissioni nelle aree urbane, le città poste nelle aree geografiche caratterizzate da radiazione solare intensa e temperatura elevata (come accade in alcune zone dell’Unione europea, ad es. aree mediterranee) costituiscono dei candidati ideali allo sviluppo di episodi di inquinamento fotochimico intenso.

Rispetto allo smog classico, quello fotochimico è caratterizzato da un’attività chimica molto più intensa e presenta una complessa catena di reazioni che hanno luogo sotto l’effetto della luce.

In una regione quale è quella mediterranea le alte intensità luminose e le elevate temperature favoriscono le reazioni che portano alla formazione dello smog fotochimico e in particolar modo dell’ozono.

Questo tipo di inquinamento rappresenta un problema per la salute dell’uomo, degli animali e delle piante. Infatti, queste ultime, avendo un organo come quello fogliare con un rapporto superficie/volume molto elevato, assorbono, attraverso le aperture stomatiche, una ingente quantità di inquinanti gassosi.

Purtroppo, dato che le reazioni che portano alla formazione di agenti fotochimici sono molto complesse, e la loro distribuzione è legata alle condizioni meteorologiche, risulta difficile prevederne l’evoluzione e la distribuzione spazio-temporale e prendere conseguentemente i dovuti provvedimenti.

Comunque, nonostante il gran numero di sostanze chimiche pericolose presenti, lo smog fotochimico non ha provocato effetti acuti così drammatici come lo smog classico che, durante gli episodi più gravi, ha causato migliaia di morti in eccesso rispetto ai valori normali. I principali effetti dello smog fotochimico sono una forte irritazione agli occhi e difficoltà nella respirazione.