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Quali sono i rischi connessi alle onde elettromagnetiche prodotte da i telefoni cellulari?

L’esposizione dell’uomo a campi elettromagnetici è un fenomeno antico,sono da sempre stati presenti in natura, eppure solo recentemente con lo sviluppo delle reti di telecomunicazione, si è trasformato in una tematica di strettissima attualità tale da portare a coniare termini quali inquinamento elettromagnetico o elettrosmog ormai entrati di diritto nel linguaggio comune.
In questi ultimi anni si è dovuto registrare, quale effetto collaterale, indiretto e indesiderato di tale settore, un’esponenziale crescita delle fonti di esposizione a tale forma di “inquinamento” che ha portato l’opinione pubblica a prestare particolare l’attenzione alla massiccia diffusione ed utilizzo da parte degli utenti di telefoni cellulari.
I campi elettromagnetici (CEM) derivano dalle cariche elettriche e dal loro movimento, l’oscillazione di queste ultime produce campi elettrici e magnetici che si propagano sotto forma di onde elettromagnetiche.
Ognuna di esse è caratterizzata da una specifica frequenza che rappresenta il numero di oscillazioni compiute nell’unità di tempo (1 secondo) e viene misurata in cicli al secondo o Hertz (Hz): più alta sarà la frequenza e maggiore sarà l’energia trasportata dall’onda.
I telefoni cellulari costituiscono una rilevante parte del sistema della rete radiomobile: sono dispositivi a bassa potenza in grado di ricevere e trasmettere la radiazione elettromagnetica nella banda delle microonde.
La diffusione sempre più massiccia e consistente del loro uso ha suscitato un sempre maggior interesse sotto il profilo sanitario in riferimento ai possibili danni per la salute che l’impiego di questi dispositivi specie per lunghi lassi di tempo potrebbe causare.
L’epidemiologia misura l’intensità del campo elettromagnetico attraverso due tipi di unità:  volt al metro (V/m: unità di misura del campo elettrico) oppure watt per metro quadrato (W/m2: unità di misura della densità di potenza), in questo secondo caso la densità di potenza diminuisce proporzionalmente al quadrato della distanza dalla stessa.
La grande attenzione che la comunità scientifica aveva riversato sui campi elettromagnetici e sull’opportunità di condurre studi approfonditi atti a valutarne la pericolosità per la salute dell’uomo era giustificata dalla convinzione rimasta in vigore per molti anni e responsabile di aver suscitato preoccupazione negli utenti secondo cui i campi elettromagnetici a radiofrequenze (come i cellulari) sarebbero stati in grado di favorire un processo di proliferazione di cellule tumorali già in atto indotto da altri cancerogeni.
Questa opinione basava la sua fondatezza sul fatto che la testa dell’utente si trova praticamente a contatto con l’antenna e questo comporta un’esposizione ed un assorbimento di potenza decisamente elevato.
Allo scopo di indirizzare gli utenti di telefonia cellulare verso un corretto uso degli apparecchi a livello nazionale ed internazionale sono state elaborate una serie di linee guida proprio per evitare che l’esposizione determini aumenti locali della temperatura.
In realtà, i dati derivanti dagli studi epidemiologici hanno dato luogo a risultati contraddittori, in particolare l’attenzione degli studiosi si è concentrata essenzialmente sulla ricerca di relazioni causali tra l’insorgenza di tumori cerebrali e l’uso dei telefoni cellulari.
E’opportuno ricordare due studi rappresentativi su tutti pubblicati tra la fine del 2000 e l’inizio del 2001: le evidenze epidemiologiche hanno escluso che una prolungata esposizione possa determinare l’insorgenza della patologia neoplastica cerebrale.
Si deve però tener conto che le corti coinvolte negli studi erano in entrambi i casi rappresentate da gruppi di pazienti con età superiore ai 18 anni, da qui pertanto si ritiene che un sistema nervoso non ancora completamente sviluppato potrebbe essere maggiormente sensibile all’effetto della radiazione, ed è su questo rilievo che si basa la raccomandazione sostenuta anche dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) di vietare l’uso dei telefonini ai bambini.
La stessa OMS sostiene l’evidenza epidemiologica di una non provata capacità delle radiofrequenze di favorire forme tumorali senza però dimenticare che si tratta di un settore caratterizzato da un costante aumento delle fonti di esposizione che quindi suggeriscono l’adozione di politiche cautelative soprattutto in relazione a soggetti in crescita come i bambini.