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Può un dipendente rifiutarsi di sottoporsi ai controlli sanitari medici obbligatori ?

L’obbligo delle visite ad opera del Medico Competente esista solo nei casi previsti dalla normativa vigente, già descritti nel capitolo 1.

Al di là delle specifiche leggi a riguardo, la sorveglianza sanitaria operata dal Medico Competente va ovviamente interpretata in raccordo con le fonti di diritto fondamentale, in primo luogo l’art. 2087 C.C. che impone al datore di lavoro l’obbligo del rispetto delle normative specifiche di igiene del lavoro e, in assenza di queste, l’obbligo di adottare comunque tutte le misure tecniche, organizzative e procedurali concretamente attuabili per ridurre al minimo tecnicamente fattibile i rischi di tecnopatie.

Per quanto sopra appare evidente come un rifiuto del dipendente a sottoporsi alle visite costituirebbe una grave ingerenza nell’operato del Datore di Lavoro e soprattutto comporterebbe una limitazione drastica della punibilità di questi.

E’ evidente dunque come non sia possibile rifiutarsi di essere sottoposti alle visite del Medico Competente. Con la sentenza n. 3160 del 6 aprile 1993, sez. III, la Suprema Corte ha condannato il datore di lavoro per essersi limitato a sanzionare due dipendenti con due ore di stipendio di multa invece che procedere al licenziamento. Da notare che l’art. 5, comma 2, lett. g) del D.lgs. n. 626/94 prevede una sanzione specifica per il lavoratore che si rifiuta di sottoporsi agli accertamenti sanitari: questa possibilità di ammenda può facilmente trarre in errore facendo pensare che gli obblighi del datore si esauriscano con una multa; ma non è così…

Di fronte quindi ad un rifiuto del dipendente, il datore di lavoro deve procedere a progressive ed efficaci sanzioni disciplinari al fine di convincere il lavoratore a cambiare idea (compatibilmente con l’art. 7 dello Statuto dei lavoratori).
Se tali sanzioni non raggiungono lo scopo, il datore di lavoro può ricorrere al licenziamento per giusta causa (art. 2119 C.C.).