Consulenza e Formazione Sicurezza, Medicina Del Lavoro, Sistemi Di Gestione, Qualità, Privacy, Ambiente e Modelli Organizzativi

DPI e mascherine: come funziona la protezione delle vie respiratorie dal contagio da Covid-19

Approfondimento all’approccio critico e analitico sui dispositivi di protezione da usare in emergenza pandemia per la sicurezza sul lavoro e non solo

Breve descrizione dei presidi: mascherine chirurgiche e facciali filtranti

La prima distinzione da fare è tra le cosiddette “mascherine chirurgiche” e i “facciali filtranti”.
Le “mascherine chirurgiche” sono “presidi ad uso medico”, prodotti conformemente alla norma EN 14683 e hanno come funzione essenziale quella di proteggere il paziente dalla contaminazione che può provenire dalla vociferazione e, in genere, dall’emissione di gocce di saliva emesse dall’operatore che le indossa. Il materiale di cui sono costituite è, a tutti gli effetti, un filtro alla penetrazione dei microrganismi, ma l’assenza di una specifica capacità di aderenza al volto non impedisce che il contaminante possa raggiungere le vie respiratorie del portatore attraverso gli spazi liberi lasciati tra il bordo della maschera e il viso.

I “facciali filtranti” sono prodotti conformemente alla norma EN 149 e appartengono alla categoria dei “Dispositivi di Protezione Individuali”, sono quasi interamente costituite da un materiale filtrante e possono possedere o meno una valvola di espirazione.

La loro funzione è quella di proteggere le vie respiratorie del portatore dagli agenti esterni: aerosol solidi o liquidi e si distinguono in tre classi, in ordine di protezione crescente: FFP1, FFP2 e FFP3. Non proteggono da gas e vapori e, ai fini della protezione da microrganismi, possono essere considerate idonee solo FFP2 e FFP3.

Misure in emergenza: mascherine chirurgiche come DPI per le vie respiratorie

Occorre fare una precisazione molto importante: per tutta la durata dell’emergenza, le disposizioni contenute nel D.L. n. 18/2020 – cosiddetto “Cura Italia” – consentono di equiparare le mascherine chirurgiche ai DPI per le vie respiratorie, al posto dei quali possono essere impiegate all’interno dei luoghi di lavoro.

Obbligo di utilizzo di DPI nei luoghi di lavoro

Ciò detto e, ai soli fini di protezione dal contagio dal virus SARS-COV-2, essendo primaria la misura del distanziamento sociale di 1 m, nei luoghi di lavoro l’obbligo di indossare il DPI residua nei soli casi in cui tale distanza minima non possa oggettivamente essere mantenuta. Trattandosi di DPI – che siano mascherine o facciali filtranti – la loro funzione è e resta quella della prevenzione dai rischi residui che permangono solo dopo che altre misure di protezione collettiva (distanziamento sociale) non sono attuabili o sufficienti.

Cosa succede se alcuni lavoratori non indossano né DPI, né mascherine chirurgiche?

E come comportarsi in quei casi in cui alcuni lavoratori non indossino né DPI, né mascherine chirurgiche? Questa situazione, semplicemente non può essere contemplata, poiché laddove non possa essere garantito il distanziamento sociale, deve essere garantita la protezione individuale. In alternativa e senza eccezioni, l’attività non può essere eseguita.

E per chi lavoratore non è? DPI e mascherine…E comuni cittadini

Per i comuni cittadini occorre ricordare che il Ministero della Salute, conformemente alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, prevede che le mascherine debbano essere indossate solo:

  • se si è infetti;
  • se si deve assistere a distanza ravvicinata una persona contagiata.

Queste indicazioni sono allineate alle evidenze scientifiche e hanno anche la funzione di razionalizzare la disponibilità sul mercato delle mascherine.

DPI e mascherine: istruzioni per l’uso

Nonostante l’uso dei DPI e delle mascherine sia in apparenza semplice e intuibile, così non è. Non a caso, vale la pena ribadirlo, il D.Lgs. n. 81/2008 prevede l’addestramento per le semimaschere filtranti.

Il rischio è quello di indossarle male: abbiamo visto tutti, in televisione o per strada, persone e persino rappresentanti delle istituzioni che indossavano la mascherina sulla bocca lasciando scoperto il naso, vanificando la protezione offerta.

Ma c’è anche il rischio di contaminarsi per contatto, toccandole e poi, ad esempio, stropicciandosi gli occhi o, persino, di usarle per tempi indefiniti, a causa soprattutto della loro indisponibilità.

Inoltre, chiunque in questi giorni sia andato a fare la spesa al supermercato, i portatori di mascherina hanno la tendenza a pensare di non essere in grado di trasmettere il contagio, con ciò non rispettando la distanza sociale. Essi, inoltre, tendono ad abbassare il livello di attenzione col rischio di contagiare sé stessi con comportamenti a rischio.

Questi e altri motivi – estremamente sottovalutati – devono indurre il cittadino a ricordarsi che le prime, fondamentali e principali forme di tutela per sé e per gli altri sono:

  • il distanziamento sociale;
  • il lavaggio delle mani.

Dato che c’è l’obbligo di osservare entrambe tali misure, la protezione individuale deve essere intesa come una misura di prevenzione ulteriore, ma non strettamente necessaria allo stato attuale delle evidenze scientifiche.

Ciò detto e senza contraddire quanto appena espresso, l’impiego delle mascherine potrà diventare una formidabile forma di contrasto della diffusione quando saranno disponibili per tutti.