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DPI e Covid-19: come e quando utilizzarli nei luoghi di lavoro

Mascherine

Come indicato nella circolare informativa diffusa dal Ministero della salute (la numero 0005443-22/02/2020) e nel suo aggiornamento (risalente al 02.03.2020), il lavoratore che, durante lo svolgimento della propria attività professionale, sia soggetto all’esposizione diretta al virus deve indossare alcuni dispositivi di protezione individuale (DPI), non solo a tutela della propria salute e sicurezza, ma anche per evitare la trasmissione del virus e, così, proteggere gli altri.

Quali sono, allora, i dispostivi in questione e chi se ne deve dotare?

Tra i tanti, la comunicazione ministeriale appena citata indica le mascherine FFP2 o FFP3, e spiega che queste sono previste per:

  • il personale sanitario, il quale, dopo essere entrato in contatto con un caso sospetto o confermato di COVID-19, deve indossare DPI adeguati, consistenti in filtranti respiratori FFP2 (e deve utilizzare sempre i filtranti FFP3 per le procedure che generano aerosol);
  • il personale addetto alle operazioni di pulizia e sanificazione di ambienti dove abbiano soggiornato casi confermati di COVID-19prima di essere stati ospedalizzati.

 

Nei contesti assistenziali, come viene precisato nella documentazione diffusa dal Gruppo di lavoro per la Prevenzione e il Controllo delle Infezioni dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità), deve essere il datore di lavoro a stabilire se i propri dipendenti abbiano diritto a questo tipo di maschera, dopo aver operato una valutazione del rischio di contaminazione insieme all’RSPP (il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione) e al medico competente.

Inoltre, come è possibile ricavare da un altro documento, vale a dire il protocollo del 14/03/2020 indirizzato a tutte le imprese e alle aziende (non solo quelle sanitarie):

  • le mascherine dovranno essere utilizzate in conformità a quanto previsto dalle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
  • data la situazione di emergenza, in caso di carenza di questo materiale o in caso difficoltà di approvvigionamento dello stesso (e alla sola finalità di evitare la diffusione del virus), potranno essere utilizzate mascherine la cui tipologia corrisponda alle indicazioni fornite dall’autorità sanitaria.

 

Qualora il lavoro imponga di lavorare a una distanza interpersonale minore di un metro, e non siano possibili altre soluzioni organizzative è comunque necessario l’uso delle mascherine, e, se necessario, l’adozione di precauzioni aggiuntive (vale a dire l’uso di altri dispositivi di protezione come guanti, occhiali, visiera, tute, cuffie, camici, ecc…) conformi alle disposizioni delle autorità scientifiche e sanitarie.

Fino al termine dell’emergenza, per i lavoratori che, nello svolgimento della loro attività, sono sottoposti ad una diretta esposizione al virus (perché oggettivamente impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro) sono considerati dispositivi di protezione individuale (DPI) le mascherine chirurgiche reperibili in commercio (Art. 16 D.L. “Cura Italia”).

Al di fuori di questi casi, in ufficio, a casa, sui trasporti e in genere sui luoghi di lavoro non è previsto l’utilizzo di tali DPI, a meno che i rischi specifici legati all’attività svolta non lo prevedano già (necessità di protezione da polveri, fumo e aerosol solidi e liquidi tossici e dannosi per la salute).

La mascherina del tipo “chirurgico” può invece essere utilizzata da soggetti che presentano sintomi quali tosse o starnuti per prevenire la diffusione di goccioline di saliva; perciò, deve indossare la mascherina chi sospetta di aver contratto il nuovo coronavirus e presenti sintomi quali tosse o starnuti, oppure chi si prende cura di una persona con sospetta infezione da nuovo coronavirus, come i sanitari.

Sono solo due i modelli conformi alla normativa europea EN 149: le mascherine FFP2 e quelle FFP3.

Le mascherine individuate per il contenimento del rischio, che sono efficaci, sono almeno quelle classificate FFP2: esse, infatti, garantiscono un’alta protezione, perché sono omologate per trattenere particelle fino a 0,6 micron, con un’efficienza di filtrazione minima del 92%. Dal momento che, per la loro capacità di filtraggio, soddisfano gli essenziali requisiti di sicurezza, queste sono indicate per gli operatori sanitari o per delle persone esposte a rischio basso-moderato.

Le mascherine chirurgiche servono in misura molto ridotta a limitare il rischio, perché mancano di quegli strati di tessuto (presenti, invece, nelle mascherine FFP2 e FFP3) in grado di fungere da filtri; possono quindi evitare che il portatore diffonda il contagio, ma non proteggono lo stesso adeguatamente.

Il D.L. “Cura Italia” indica che fino al termine dell’emergenza è consentito produrre, importare e immettere in commercio mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale in deroga alle vigenti disposizioni, previa pronuncia dell’Istituto Superiore di Sanità ed INAIL. Si tratta, quindi, di dispositivi sprovvisti delle certificazioni rilasciate dall’Unione europea, la cui efficacia, tuttavia, viene valutata dal Comitato Tecnico Scientifico istituito dalla Protezione civile sulla base delle linee guida individuate dalle norme vigenti in materia.

 

Come indossare un facciale filtrante FFP2 e FFP3

 

Presentiamo qui di seguito la procedura secondo cui bisogna indossare questi dispositivi, indicandone i punti principali:

 

  • Prima di indossare una mascherina, pulire le mani con un disinfettante a base di alcol o con acqua e sapone
  • Tenere il respiratore in mano con lo stringinaso verso le dita lasciando gli elastici liberi sotto la mano.
  • Posizionare il respiratore sul volto con la conchiglia sotto il mento e lo stringinaso verso l’alto.
  • Posizionare l’elastico superiore sulla nuca. Posizionare l’elastico inferiore attorno al collo al di sotto delle orecchie. NOTA: Non utilizzare in presenza di barba o basette lunghe che non permettono il contatto diretto fra il volto e i bordi di tenuta del respiratore.
  • Posizionare le dita di entrambe le mani sulla parte superiore dello stringinaso. Premere lo stringinaso e modellarlo muovendosi verso le sue estremità. Evitare di modellare lo stringinaso con una sola mano poiché può causare una diminuzione della protezione respiratoria.
  • La tenuta del respiratore sul viso deve essere verificata prima di entrare nell’area di lavoro. Coprire con le due mani il respiratore evitando di muoverlo dalla propria posizione. Espirare rapidamente. Una pressione positiva all’interno del respiratore dovrebbe essere percepita. Se viene avvertita una perdita, aggiustare la posizione del respiratore e/o la tensione degli elastici e ripetere la prova. Per i respiratori con valvola: coprire il respiratore con le mani, inspirare rapidamente. Se si sentono perdite dai bordi riposizionare il facciale fino a ottenere una perfetta tenuta sul volto.
  • Evitare di toccare la mascherina mentre la si utilizza e, se necessario farlo, pulire prima le mani con un detergente a base di alcool o acqua e sapone
  • Sostituire la mascherina con una nuova non appena è umida e non riutilizzare quelle monouso
  • Per togliere la mascherina: rimuoverla da dietro (senza toccare la parte anteriore); buttarla immediatamente in un contenitore chiuso; pulire le mani con un detergente a base di alcool o acqua e sapone.

 

Guanti in nitrile

 

L’uso dei guanti, come quello delle mascherine, aiuta a prevenire le infezioni, ma solo a determinate condizioni; diversamente, il dispositivo di protezione può diventare un veicolo di contagio. L’Istituto superiore di sanità (Iss) ci fornisce le indicazioni per un loro utilizzo corretto, dicendo sì ai guanti, a patto che:

  • non sostituiscano la corretta igiene delle mani (che deve avvenire attraverso un lavaggio accurato e per almeno venti secondi);
  • siano ricambiati ogni volta che si sporcano ed eliminati correttamente nei rifiuti indifferenziati;
  • come le mani, non vengano a contatto con bocca naso e occhi;
  • siano eliminati al termine dell’uso, per esempio, al supermercato;
  • non siano riutilizzati.

 

Dove, allora, sono necessari i guanti monouso?

  • In alcuni contesti lavorativi come, per esempio, quello del personale addetto alla pulizia, alla ristorazione o al commercio e al trasporto di alimenti.
  • Sono indispensabili nel caso di assistenza ospedaliera o domiciliare a malati.