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Ok alle telecamere nascoste sul posto di lavoro in caso di furti: la sentenza della Corte Ue

Il Garante della Privacy Antonello Soro ha ribadito che la videosorveglianza nascosta è da considerarsi lecita “solo in quanto extrema ratio, a fronte di gravi illeciti e con modalità spazio-temporali tali da limitare al massimo l’incidenza del controllo sul lavoratore – prosegue il Garante. Non può dunque diventare una prassi ordinaria”.

Questo a seguito del provvedimento del 17 ottobre 2019 della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che con 14 voti favorevoli e 3 contrari, ha stabilito che l’utilizzo delle telecamere nascoste nei luoghi di lavoro, ove ricorrano determinati presupposti,  non viola la privacy dei dipendenti. La vicenda risale al 2009, quando un manager si accorse che in pochi mesi aveva perso circa 82000 euro. Fece installare delle telecamere visibili alle uscite del supermercato e alcune nascoste puntate sulle casse. Colti in flagrante, scattarono i licenziamenti per i cinque dipendenti che fecero causa dicendo che quegli occhi elettronici avevano violato la loro privacy. Ma oggi la Corte ha ribadito il giudizio in primo grado della magistratura spagnola, che aveva già escluso questa possibilità. Nessuna violazione poteva esistere considerata la presenza di un legittimo sospetto di comportamenti scorretti e perdite economiche reali e comprovate. Inoltre il Titolare non aveva effettuato un uso indiscriminato della videosorveglianza in quanto le telecamere nascoste furono rimosse dopo 10 giorni dalla loro installazione.

Citando il commento del Garante della privacy Antonello Soro: “La sentenza della Grande Camera della Corte di Strasburgo se da una parte giustifica, nel caso di specie, le telecamere nascoste, dall’altra conferma però il principio di proporzionalità come requisito essenziale di legittimazione dei controlli in ambito lavorativo”.

Importante tenere conto di quanto sottolineato dal Garante, secondo cui l’installazione di telecamere nascoste sul luogo di lavoro è ritenuta ammissibile dalla Corte solo perché in presenza  di fondati e ragionevoli sospetti di furti commessi dai lavoratori ai danni del patrimonio aziendale. Inoltre la zona oggetto di ripresa (nell’area aperta al pubblico) era alquanto circoscritta e le videocamere erano state in funzione per un periodo temporale limitato. Le immagini captate erano state utilizzate soltanto a fini di prova dei furti commessi e non è stato possibile ricorrere a mezzi alternativi per raccogliere le evidenze delle infrazioni.