|
Requisiti igienico-sanitari
Illuminazione
E’
indispensabile che l’illuminazione artificiale sia in grado di
garantire un sufficiente ristoro visivo agli operatori fornendo:
un
illuminazione sufficiente, adeguata e uniforme;
un
giusto contrasto di luminosità tra il piano di lavoro e il resto
dell’ambiente;
mancanza
di fenomeni di abbagliamento;
assenza
di oscillazioni e di effetti stroboscopici;
manutenzione
e pulizia delle vetrate illuminanti e delle lampade;
utilizzo
di lampade idonee alle condizioni riscontrate (a luminescenza, a
fluorescenza, alogene);
una
predominanza dell’illuminazione diffusa.
Non può esistere un optimum perché troppo mutevoli sono le
condizioni di influenza al contorno. Per tali motivi il D.Lgs. 626/94 e
aggiornamenti, è passato dai limiti rigidi imposti precedentemente ad
un parametro più valido, finalizzato al raggiungimento del comfort
visivo.
Normalmente ci si rifà alle norme ASA, DIN, e CIE per la gestione del
benessere psicofisico dei lavoratori.
Radioattività
naturale
Con
tale termine si intendono le emissioni prodotte da quegli isotopi
(atomi) che costituiscono la materia del regno minerale,
vegetale e animale, e quelle che riceviamo dal sole e dal cosmo.
Dal terreno e dall’acqua sono emesse e diffuse nell’aria radiazioni
provenienti da elementi radioattivi primordiali: uno di essi è il radon,
gas radioattivo inodore e incolore.
In ambienti chiusi il radon può accumularsi e raggiungere alte
concentrazioni, soprattutto all’altezza del pavimento, essendo più
pesante dell’aria. Il radon entra all’interno delle abitazioni
attraverso fessurazioni e piccoli fori del basamento, concentrandosi
nelle cantine e nei piani seminterrati. Esso provoca malattie
nell’uomo, ed in particolare induce l’insorgenza di tumori.
Bisognerà perciò, come previsto nel D.Lgs. n. 241/2000, tener conto
della presenza di radioattività naturale, soprattutto se il locale è
seminterrato o interrato.
Per tale scopo si potranno effettuare rilievi per rilevare la
concentrazione di radon utilizzando i rilevatori passivi (dosimetri) o
attivi (contatori Geiger-Muller).
Umidità
E’
un problema tipico dei locali interrati e seminterrati. Il modo più
semplice per eliminarla è quello di creare una ventilazione naturale
(aerazione) o forzata (impianti di estrazione/deumidificazione). Se il
problema è più grave i sistemi di intervento più radicali sono per
esempio il taglio delle murature con inserimento di materiali
impermeabilizzanti o mediante iniezione di resine;
l’impermeabilizzazione del piano di calpestio con guaine sotto
pavimento o la realizzazione di intonaci traspiranti con materiali
speciali.
Impianto
di ventilazione
Anche
se la normativa vigente non ha fissato dei valori limite per i singoli
parametri fisici il datore di lavoro deve comunque garantire ai propri
dipendenti il benessere termoigrometrico.
Per poter valutare tale obiettivo è necessario considerare una
serie di variabili e considerare il microclima del locale. Gli ambienti,
per quanto riguarda lo stress termico, si distinguono in ‘moderati’,
ad esempio uffici o esercizi commerciali dove lo sforzo di adeguamento
termico è minimo, e ‘severi’ in cui per garantire l’omotermia è
necessario un grande impegno fisico da parte dell’uomo.
Negli ambienti severi si dovranno perciò valutare alcuni parametri
molto importanti come: resistenza termica del vestiario, permanenza dei
lavoratori, eccetera.
Le norme di buona tecnica suggeriscono valori
pari a 20 ¸
22° C per la temperatura; 45 ¸
55% per l’umidità relativa e 0,14 m/s per la velocità dell’aria.
Gli impianti di condizionamento possono essere veicoli di contaminazione
tramite agenti biologici infettivi. Il datore di lavoro deve quindi
mettere in atto tutti gli accorgimenti tecnici e di sanificazione per
garantire la salubrità dell’aria respirata dai lavoratori. Devono
essere compiuti interventi di bonifica degli impianti in maniera
periodica e documentata.
Si rammenta che le normative in materia prevedono l’istituzione di un
registro sul quale annotare le operazioni di manutenzione, pulizia e
disinfezione degli impianti, riportante data, nome e quantità dei
prodotti impiegati, nonché tipologia delle operazioni eseguite.
Normativa
di riferimento
D.P.R.
n. 547/1955;
D.P.R.
n. 303/1956;
Legge
n. 46/1990;
D.P.R.
n. 447/1991;
D.M.
20 Febbraio 1992;
Normativa
tecnica UNI 10339;
Circolare
Regione Lazio n. 01/S59, 7 Agosto 1997, prot. n. 2489.
Sanzioni
La
mancanza di autorizzazione viene sanzionata con l’arresto da tre a sei
mesi e con l’ammenda da 1500 € a 4130 € (art. 58, D.P.R. n.
303/1956).
Conclusioni
I
locali interrati, per la loro ubicazione e strutturazione, presentano
spesso situazioni di criticità e insalubrità per i lavoratori che vi
sono o vi saranno impiegati. Per questo motivo il datore di lavoro che
intenda utilizzarli, in deroga all’art.8 del D.P.R. n. 303/1956, deve
disporre ed attuare una serie di misure tecniche in grado di eliminare i
fattori di rischio convenzionali ed emergenti e di garantire il
benessere psicofisico degli operatori. Infatti i locali interrati
diventano spesso terreno fertile per ceppi batterici, per artropodi e
per sostanze xenobiotiche.
La trattazione di questo argomento è stata svolta tentando di coniugare
positivamente l’esigenza del datore di lavoro, l’evoluzione
formativa, le misure preventive per assicurare la salute della
popolazione lavorativa e le disposizioni dettate dall’organo di
vigilanza, sapendo che la complessità dell’argomento ha creato
qualche problema operativo agli addetti ai lavori.
Si è cercato di spiegare come una precisa realizzazione delle diverse
tematiche che il Regolamento affronta possa avvenire solo tramite un
approccio integrato ed una partecipazione responsabile delle parti
sociali (datore di lavoro, RSPP, medico competente, organi di vigilanza,
etc.).
Si spera che, pur conoscendo la difficoltà di trovare una soluzione
univoca valida per tutti i comparti e i contesti operativi, il modello
fornito sia preciso ed esemplificativo, ovviamente previo adattamento
alla situazione specifica, per ogni tipo di attività lavorativa. |
Documentazione
ambientale (04.09.01)
L'americio
e il suo impiego nelle aziende
(26.09.01)
Gestione
delle acque di dilavamento e lavaggio superficiali
(15.10.01)
Qualità
dell'aria nell'ambiente: "Guerra all'inquinamento nei luoghi
chiusi"
(06.11.01)
Semplificazione
della legislazione ambientale
(04.12.01)
Amianto
(09.01.02)
Adeguamento
al nuovo CER: Albo per i gestori dei rifiuti
(05.03.02)
Suolo
e siti contaminati
(16.04.02)
Autorizzazione
ambientale integrata, principi generali, D.Lgs. n. 372 del 4 agosto 1999
(28.05.02)
Radon
(16.07.02)
Interpretazione
della nozione di rifiuto: art. 14 del D.L. 138/2002
(02.09.02)
Individuazione
degli organismi competenti per la qualità dell'aria
(15.10.02)
Check-list
per le emissioni di inquinanti in atmosfera provenienti da camini
(02.01.03)
Pavimenti
in linoleum con amianto
(24.03.03)
Modello
Unico di Dichiarazione Ambientale (MUD)
(15.04.03)
La
gestione dei rifiuti e il decreto Ronchi: un punto della situazione
(08.09.03)
Locali
interrati: autorizzazione e requisiti (1/2)
(02.12.03)
|