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1.
Gli obblighi a carico del datore di lavoro
Il D.Lgs.
645/96 ha introdotto nuove norme di sicurezza per tutelare la
lavoratrice in stato di gravidanza, il D.Lgs.
151/01 – testo unico delle disposizioni legislative in materia di
tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma
dell'articolo 15 della legge
8 marzo 2000, n. 53 – ha specificato e sottolineato tali obblighi.
Compito del datore di lavoro è quello di informare le lavoratrici in
stato di gravidanza dell’esistenza di misure preventive per la tutela
della loro salute;fondamentale è il ruolo del medico competente che deve
individuare le mansioni non pericolose e compatibili con la gravidanza,
valutare le condizioni di lavoro pericolose, indicare e proporre l’eventuale
cambiamento di mansione, informare i lavoratori e i loro rappresentanti
sui rischi e sulle misure di prevenzione e protezione.
Nel documento di valutazione dei rischi
che ogni azienda ha l'obbligo di effettuare per l'art. 4 del 626, dovranno
risultare anche le lavorazioni vietate alle lavoratrici madri, contenute
nella legge
1204 e nel DPR
1026 integrate da quelle contenute nel recente Decreto
645. I principali fattori di rischio che devono essere valutati sono:
agenti
fisici: vengono presi in considerazione quei rischi che possono
provocare lesioni al feto o provocare il distacco di placenta, come colpi,
vibrazioni, movimenti (da tenere in considerazione quindi, rispetto al
passato, anche macchine utensili, impianti con parti in movimento e con
pericolo di collisione), movimentazione manuale dei carichi, rumore,
radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, sollecitazioni termiche, movimenti
e posizioni di lavoro, spostamenti interni ed esterni allo stabilimento,
fatica mentale e fisica e altri disagi fisici connessi all'attività.
agenti
biologici: da considerare gli agenti dei gruppi da 2 a 4 ai sensi
dell'art. 75 del D.Lgs.
626/94, nella misura in cui sia noto che tali agenti o le terapie che
si rendessero necessarie metterebbero in pericolo la salute della gestante
e del nascituro.
agenti
chimici: con effetti irreversibili (sostanze etichettate con R40, 45,
46, 47), processi industriali di cui all' allegato VIII del D.Lgs.
626/94, mercurio, medicamenti antimitotici, monossido di carbonio,
agenti chimici pericolosi con assorbimento cutaneo.
2.
Lo stato di gravidanza e la mansione di agente di polizia
municipale
Il lavoro dell’agente di polizia municipale può presentare, in taluni
casi, alcuni fattori di rischio che devono essere attentamente valutati in
caso di gravidanza, sarà compito del medico competente analizzare caso
per caso l’idoneità a svolgere la mansione. Qui di seguito evidenziamo
i principali fattori di rischio che possono essere presenti nella mansione
di agente di polizia municipale.
Rumore
Il rumore rappresenta uno
degli inquinanti più diffusi. Nella mansione dell’agente di polizia
municipale è sicuramente un rischio da tenere sotto controllo. Il rumore
dovuto al traffico veicolare può raggiungere in talune condizioni livelli
molto elevati. Il livello di soglia oltre il quale si prevede un rischio
per la lavoratrice gestante è quello di 80 dB(A).
Microclima
L’agente di polizia
municipale trascorre parte del tempo in luoghi all’aperto, e soprattutto
nel periodo invernale ci possono essere notevoli disagi. Il freddo
facilita la permanenza di inquinanti e di batteri nell’apparato
respiratorio favorendo le forme infiammatorie e influenzali. Durante il
periodo di gravidanza le donne hanno meno facilità a sopportare gli
sbalzi di temperatura ed è più facile che svengano per stress da calore.
In questo periodo i meccanismi di regolazione della temperatura corporea
possono risultare meno efficaci; questo può indurre una minor resistenza
allo sforzo fisico, anche non particolarmente intenso.
Stress
L’impegno richiesto in
questa particolare mansione associato all’inquinamento, al traffico
caotico e al rumore possono essere causa di stress e affaticamento.
Inoltre non è da sottovalutare il contatto con il pubblico che in alcuni
casi può essere difficile da gestire. In queste situazioni possono
comparire insoddisfazione, stato d’ansia e di paura associati a disturbi
del sonno.
Posture incongrue
Il mantenimento della
posizione eretta può comportare un peggioramento delle condizioni
circolatorie degli arti inferiori con comparsa di varici e determinare
frequenti mal di schiena.
3.
In sintesi: cosa deve fare il datore di lavoro in caso in cui una
lavoratrice sia in stato di gravidanza
La lavoratrice comunica lo
stato di gravidanza al datore di lavoro che, nel suo processo generale di
valutazione dei rischi, ha
già valutato l'esistenza o meno di un rischio per la salute riproduttiva.
Nel caso di lavoro pericoloso, procede allo spostamento della lavoratrice
ad una mansione non a rischio, dandone comunicazione scritta al Servizio
di Ispezione del Lavoro, mentre, se non è possibile lo spostamento, lo
comunica al Servizio Ispezione del Lavoro unitamente alla richiesta di
astensione anticipata dal lavoro da parte dell’ interessata.
Qualora la lavoratrice si presenti direttamente al Servizio di Ispezione
del Lavoro, si procede a richiedere al datore di lavoro una dichiarazione
che attesti la corrispondenza della mansione svolta dalla donna con una
delle lavorazioni vietate dalla normativa, la possibilità o meno di
spostamento ad una mansione non a rischio. Tutto questo con la
collaborazione del medico competente, quando ne sia prevista la presenza
in Azienda.
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