Stop del Garante privacy al marketing
selvaggio e alle telefonate promozionali indesiderate. L'Autorità - con
alcuni provvedimenti di cui è stato relatore Mauro Paissan - ha vietato
ad alcune società specializzate nella creazione e nella vendita di banche
dati (Ammiro Partners, Consodata e Telextra), l'ulteriore trattamento di
dati personali di milioni di utenti. I dati, nello specifico numeri
telefonici, erano stati raccolti e utilizzati illecitamente, senza cioè
aver informato gli interessati e senza che questi avessero fornito uno
specifico consenso alla cessione delle loro informazioni personali ad
altre società.
Il divieto è scattato anche per altre aziende, come Wind, Fastweb,
Tiscali e Sky, che hanno acquistato da queste società i data base allo
scopo di poter contattare gli utenti e promuovere i loro prodotti e
servizi tramite call center.
"Se qualcuno vuole entrare in casa nostra – commenta Paissan –
deve bussare. Così, se qualcuno vuole chiamarci per vendere un prodotto o
un servizio, deve avere il nostro consenso per usare il nostro numero
telefonico. Il Garante vuole difendere i cittadini che si sentono
molestati da telefonate non desiderate. In questo modo si tutelano anche
gli operatori di telemarketing che si comportano correttamente".
Ai provvedimenti inibitori [doc. web nn. 1544315, 1544326, 1544338]
si è giunti dopo ripetuti richiami e ispezioni, effettuate sia presso le
società che avevano formato i data base e venduto i dati sia presso
operatori telefonici e aziende che li avevano acquistati e i call center
che contattavano gli utenti. Numerosi sono stati gli abbonati che hanno
segnalato al Garante la ricezione di chiamate promozionali indesiderate
effettuate da e per conto di diversi operatori telefonici o aziende che
promuovevano beni o servizi.
Dalle verifiche effettuate presso le
società che hanno fornito i data base è emerso che i dati degli utenti
erano stati raccolti e ceduti a terzi senza informare gli interessati, o
informandoli in maniera inadeguata, e senza un loro preventivo specifico
consenso. Una delle società, peraltro, offriva sul proprio sito i dati di
oltre 15 milioni di famiglie italiane suddivise per redditi e stili di
vita, senza che gli interessati fossero stati informati o avessero dato il
loro assenso alla comunicazione dei dati a terzi.
Da parte loro le aziende e le compagnie
telefoniche che hanno acquistato i dati e li hanno utilizzati a fini di
marketing telefonico (il cosiddetto teleselling), non si sono
preoccupate di accertare, come prevede invece la disciplina sulla
protezione dei dati, che gli abbonati avessero acconsentito alla
comunicazione dei propri dati e al loro uso a fini commerciali.
La mancata osservanza del divieto
dell'Autorità espone anche a sanzioni penali.