| Privacy e Sicurezza dati | |||
![]() |
|||
| Controlli sulle telecamere - 28 febbraio 2005 | Ultimi articoli | ||
|
Dalla
Newsletter n. 243 del 31 gennaio - 6 febbraio 2005 del
Garante È un’immagine
con luci ed ombre quella che emerge al termine del nuovo ciclo di
ispezioni disposte dal Garante per verificare lo stato di attuazione della
disciplina in materia di videosorveglianza. Bloccati i data base di un
ente pubblico e di una società privata per impedire un ulteriore
trattamento illecito di dati personali; avviati procedimenti nei
confronti di sette soggetti, sia pubblici, sia privati, per mancata
informativa agli utenti (punibile con una sanzione amministrativa che va
da un minimo di tremila a diciottomila euro, fatta salva la sanzione
accessoria della pubblicazione della decisione). A meno di un
anno dall’adozione del provvedimento generale, il 29 aprile 2004,
dopo varie ispezioni in casi specifici, il Garante ha effettuato una nuova
verifica di carattere generale sull’applicazione delle nuove regole.
Stazioni della metropolitana di grandi città, aeroporti, centri
commerciali, zone di imbarco dei traghetti e numerose aree dove ogni
giorno transitano migliaia di persone, in varie regioni d’Italia, sono
stati controllati dall’Ufficio del Garante in collaborazione con il
Nucleo speciale funzione pubblica e privacy della Guardia di
finanza. Le ispezioni, che hanno riguardato in particolare 12 aree
amministrate da soggetti pubblici (tre) e privati (nove), intendevano
accertare, tra l’altro, la liceità dei sistemi installati, le modalità
di raccolta dei dati, tempi di conservazione delle immagini, l’idoneità
della necessaria informativa all’utenza. La scelta dei soggetti da
controllare è stata effettuata sulla base di alcune notizie di stampa, di
segnalazioni di cittadini o di semplice sorteggio all’interno della
categoria individuata. Accanto a
realtà che hanno conformato il trattamento dei dati personali a quanto
previsto nel provvedimento generale del 2004 si trovano ancora casi di
scarsa applicazione delle regole. Talvolta le due situazioni coesistono.
Emblematico il caso del comune di Firenze nel quale il sistema di
videosorveglianza affidato al Comandante della Polizia municipale e
impiegato per monitorare il traffico e le aree pedonali è risultato
conforme alle indicazioni del Garante, al contrario di quello utilizzato
per il controllo di altre aree, affidato ad un altro responsabile. In
alcuni casi le tecnologie impiegate sono risultate molto avanzate, anche
con la realizzazione di sale operative dalle quali gli addetti possono
tenere costantemente sotto controllo le aree videosorvegliate ed azionare
telecamere dotate di brandeggio e zoom; in altri invece, gli
impianti sono risultati poco efficienti. Nell’aeroporto di Olbia, ad
esempio, pur essendo stato installato di recente un sistema di
telecamere a fini di sicurezza, per problemi tecnici le immagini non sono
registrate e la stessa funzionalità delle telecamere installate nel
piazzale di sosta degli aerei risulta fortemente pregiudicata dopo il
tramonto e in caso di scarsa luminosità. Esempi di “commistione” di
trattamenti di dati personali sono stati rilevati nella metropolitana di
Milano, dove, in particolare, la società di gestione “condivide” le
immagini riprese con la polizia. In questi casi determina problemi
la difficile separazione tra esigenze e finalità di trattamento. Infatti,
se per controllare i piazzali di sosta e di imbarco delle stazioni
sarebbero sufficienti riprese a bassa definizione, che non comportano
necessariamente il trattamento di dati personali, per motivi di sicurezza
e accertamento di reati sono state richieste immagini dettagliate. Sono stati
riscontrati anche casi di omessa informazione ai cittadini dell’esistenza
di sistemi di videosorveglianza, come nella metropolitana di Roma e di
Milano e riguardo ad edifici di un’agenzia dell’amministrazione
finanziaria. Dalle ispezioni è emerso infine che anche laddove vi è
maggiore attenzione ai profili relativi alla privacy, gli incaricati dei
trattamenti non sono apparsi del tutto consapevoli delle loro
responsabilità. Il ciclo di
ispezioni si conclude mentre il Dipartimento della pubblica sicurezza del
Ministero dell’interno dirama una circolare a prefetture, questure ed
altri organi per richiamare ad un uso più selettivo della
videosorveglianza, specie se collegata a sale operative, e richiama
altresì in più punti al rispetto del decalogo del Garante del 2004.
|
|
||
| Articoli, documenti e leggi | |||

Copyright © 1999-2005
Tutti i diritti riservati.