Dalla Newsletter n. 320 del 2 marzo 2009 del
Garante per la privacy
E' uno strumento troppo invasivo e
sproporzionato
Le aziende non possono
utilizzare sistemi di identificazione biometrica per controllare le
presenze e gli orari di entrata e di uscita dei propri dipendenti se non
vi sono particolari esigenze di sicurezza è un strumento troppo
invasivo e sproporzionato. Lo ha ribadito il Garante per la
protezione dei dati personali che ha vietato ad un'azienda
l'ulteriore trattamento dei dati raccolti attraverso un sistema di
rilevazione di impronte digitali che l'azienda aveva fatto installare, in
alcune delle sue sedi allo scopo di poter corrispondere l'esatta
retribuzione ordinaria e straordinaria ai propri lavoratori. Il caso era
stato sollevato da uno dei dipendenti che si era rivolto al Garante
chiedendo che fosse verificata la correttezza dell'installazione di un
sistema di rilevazione degli orari di ingresso e di uscita basato
sull'impiego delle impronte digitali.
Dai controlli effettuati
e dalle dichiarazioni rese all'Autorità dalla società non sono state
individuate ragioni specifiche in grado di giustificare l'adozione di
questo sistema di riconoscimento. Nelle sedi in cui era stato installato
l'impianto non era stata infatti segnalata alcuna particolare e comprovata
esigenza di sicurezza, come, ad esempio, potrebbe verificarsi laddove vi
siano aree aziendali "sensibili" che richiedono particolari
modalità di accesso. Per di più, il sistema era stato installato senza
che fosse stato raggiunto un accordo con le rappresentanze sindacali
aziendali, o vi fosse l'autorizzazione del Ministero del lavoro: procedura
che, prevista dallo Statuto dei lavoratori, va osservata, come stabilito
da una recente sentenza della Cassazione, anche nel caso in cui le
apparecchiature consentano di controllare la presenza sul luogo di lavoro
dei dipendenti.
Richiamando
quanto stabilito dal Codice privacy e dalle Linee guida in materia di
lavoro privato del novembre 2006, l'Autorità ha dunque vietato
all'azienda il trattamento di dati effettuato perché illegittimo e
invasivo.