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| Le priorità per l’impresa “sociale” - 19 dicembre 2005 | Ultimi articoli | |
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L’impresa
viene chiamata alle sue responsabilità sociali in tutto e per tutto:
donazioni, bilancio sociale, certificazione etica non bastano più. Questi
temi sono stati affrontati al convegno tenutosi a Milano: “Solidarietà
2010. Il futuro della responsabilità sociale e il ruolo del terzo
settore”, organizzato da Sodalitas, l’associazione che conta 55
imprese socie e oltre cento manager e dirigenti d’azienda. Stefano
Zamagni, docente di Economia all’Università di Bologna intervenendo a
questo incontro ha spiegato come: “Il mondo imprenditoriale deve farsi
carico del modo in cui vengono definite le regole. L’impresa è chiamata
anche all’amministrazione condivisa, interessandosi attivamente del
territorio in cui opera. E poi deve fare di più nel welfare
aziendale, dagli asili nido aziendali a luoghi di preghiera per i
mussulmani. Ancora poche imprese si muovono su questi terreni, perché le
leggi sono spesso di ostacolo, anziché di aiuto”. Un’indagine
di Eurisko, condotta tra una quarantina di imprenditori profit
e non profit, ha messo in luce quali siano le cinque priorità
sociali per l’Italia nei prossimi cinque anni. Il 2010, infatti è il
termine indicato dalla UE per fare dell’Europa “l’area economica knowledge
based più dinamica, competitiva e socialmente coesa del mondo”. Le
priorità individuate sono appunto cinque: L’Eurisko
ha poi analizzato l’atteggiamento degli italiani nei confronti della
responsabilità sociale d’impresa. Le aziende vengono percepite dagli
italiani come attori importanti ai fini della qualità sociale e
culturale, oltre che dei livelli di benessere economico. Alle imprese si
chiede di contribuire a rafforzare la coesione sociale, ad alleviare il
disagio, a rispettare l’etica e a dare il buon esempio. Esiste però un
grande scarto tra le aspettative nei confronti delle aziende e la
valutazione della loro performance sociale. Il giudizio complessivo su
quanto le aziende oggi fanno o dichiarano di fare risulta critico nei
confronti di due ambiti: l’ambiente (solo il 20% di giudizi positivi) e
la comunità di appartenenza (30% dei giudizi positivi). La
collaborazione con un’associazione no profit o un’organizzazione non
governativa risulta essere un valore importante per migliorare la
credibilità e la reputazione di
un’azienda. La responsabilità sociale può essere un fattore di
competitività delle imprese, che “crescono più facilmente in un
contesto favorevole” ha spiegato l’ex commissario europeo Mario Monti.
Secondo l’economista non ci può essere ripresa economica senza coesione
sociale, perché la ripresa ha bisogno degli effetti positivi che la
coesione porta con sé in termini di disponibilità al rischio e
investimento sul futuro. |
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