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I public eye awards alle aziende più "irresponsabili" - 13 febbraio 2007 Ultimi articoli

Come ogni anno sono stati assegnati lo scroso 24 gennaio a Davos, in Svizzera, in concomitanza con il Forum Economico Mondiale, i Public Eye Awards on Davos.

Il premio assegnato dalle organizzazioni non governative Dichiarazione di Berna e Pro Natura e giunto oramai alla sua ottava edizioni, intende riconoscere le società più “irresponsabili” al mondo riporto ai problemi di carattere ecologico e sociale.

Quaranta le imprese di tutto il mondo che sono finite in nomination, segnalate da organizzazioni non governative, su invito delle promotrici dell’iniziativa. Oltre ai soliti noti, come Nestlé e Coca-Cola, numerose sono state le segnalazioni di aziende meno conosciute.
Nelle intenzioni di Dichiarazione di Berna e Pro Natura, questa manifestazione ha lo scopo di mantenere alta l’attenzione su certe tematiche e fare pressione affinché il mondo dell’economia riconosca le sue responsabilità. E quale luogo migliore di Davos per farlo?

“Il Public Eye Awards mette in luce le conseguenze ecologiche e sociali della globalizzazione economica. Mostrando esempi concreti - spiegano i responsabili di Dichiarazione di Berna- la manifestazione mostra anche che codici di condotta volontari, come il “Global Compact”, non sono sufficienti. Sono necessarie norme vincolanti dotate di efficaci meccanismi sanzionatori e di controllo”.

I “premi” sono stati suddivisi in tre categorie: mondo, Svizzera e positivo. Il premio “Negative Award 2007” è andato al gruppo giapponese Bridgestone Corporation per le sue piantagioni di caucciù che in Liberia provocano conseguenze ecologiche e sociali catastrofiche: le condizioni di lavoro nelle piantagioni sono al limite della schiavitù e il tasso di impiego del lavoro minorile non è indifferente.
Nominati nella stessa categoria il Gruppo Ikea, per la sua strategia volta a sfuggire al fisco, e Trafigura Beheer B.V. accusata di scarsa sensibilità ecologica.

In cima alla lista dei cattivi nella sezione Svizzera troviamo invece Novartis, l’azienda farmaceutica di Basilea. A costarle lo scomodo riconoscimento i tentativi di limitare l’accesso ai farmaci generici in India e in altri Paesi in via di sviluppo. La nomination dell’azienda era stata proposta dalla Cpaa, organizzazione indiana contro il cancro. Secondo il direttore della Cpaa, Yogenda Sapru, “non c’è dubbio che Novartis, con la sua politica di monopolio in India, sia corresponsabile della sofferenza di migliaia di malati di cancro” .

Il premio Positivo, per concludere almeno in bellezza, è andato quest’anno per la prima volta a un’azienda (l’anno scorso era stato assegnato al sindacato messicano Snrte e alle Ong tedesche Germanwatch e Fian per l’impegno contro la chiusura di uno stabilimento messicano della multinazionale di pneumatici Continental) la Coop, per il suo contributo alla salvaguardia dell’ambiente e il ruolo di primo piano nella commercializzazione dei prodotti biologici.

In nomination nella stessa categoria Eosta, azienda olandese impegnata nella produzione di prodotti alimentari etici e la catena britannica Marks Spencer per il commercio equo e la collaborazione con le Ong.

La scorsa edizione i vincitori furono Chevron, Walt Disney e Citygoup rispettivamente per le categorie: ambiente, diritti umani e fiscalita’.

 

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