Come ogni anno sono stati
assegnati lo scroso 24 gennaio a Davos, in Svizzera, in concomitanza con
il Forum Economico Mondiale, i Public Eye Awards on
Davos.
Il premio assegnato dalle
organizzazioni non governative Dichiarazione di Berna e Pro Natura e
giunto oramai alla sua ottava edizioni, intende riconoscere le società
più “irresponsabili” al mondo riporto ai problemi di carattere
ecologico e sociale.
Quaranta
le imprese di tutto il mondo che sono finite in nomination, segnalate da
organizzazioni non governative, su invito delle promotrici
dell’iniziativa. Oltre ai soliti noti, come Nestlé e Coca-Cola,
numerose sono state le segnalazioni di aziende meno conosciute.
Nelle intenzioni di Dichiarazione di Berna e Pro Natura, questa
manifestazione ha lo scopo di mantenere alta l’attenzione su certe
tematiche e fare pressione affinché il mondo dell’economia
riconosca le sue responsabilità. E quale luogo migliore di Davos per
farlo?
“Il Public Eye Awards mette in luce le conseguenze ecologiche e
sociali della globalizzazione economica. Mostrando esempi
concreti - spiegano i responsabili di Dichiarazione di Berna- la
manifestazione mostra anche che codici di condotta volontari, come il
“Global Compact”, non sono sufficienti. Sono necessarie norme
vincolanti dotate di efficaci meccanismi sanzionatori e di controllo”.
I “premi” sono stati suddivisi in tre categorie: mondo, Svizzera e
positivo. Il premio “Negative Award 2007” è andato al gruppo
giapponese Bridgestone Corporation per le sue piantagioni di
caucciù che in Liberia provocano conseguenze ecologiche e sociali
catastrofiche: le condizioni di lavoro nelle piantagioni sono al limite
della schiavitù e il tasso di impiego del lavoro minorile non è
indifferente.
Nominati nella stessa categoria il Gruppo Ikea, per la sua
strategia volta a sfuggire al fisco, e Trafigura Beheer B.V.
accusata di scarsa sensibilità ecologica.
In cima alla lista dei cattivi nella sezione Svizzera troviamo invece Novartis,
l’azienda farmaceutica di Basilea. A costarle lo scomodo
riconoscimento i tentativi di limitare l’accesso ai farmaci generici
in India e in altri Paesi in via di sviluppo. La nomination
dell’azienda era stata proposta dalla Cpaa, organizzazione indiana
contro il cancro. Secondo il direttore della Cpaa, Yogenda Sapru, “non
c’è dubbio che Novartis, con la sua politica di monopolio in India,
sia corresponsabile della sofferenza di migliaia di malati di cancro”
.
Il premio Positivo, per concludere almeno in bellezza, è andato
quest’anno per la prima volta a un’azienda (l’anno scorso era
stato assegnato al sindacato messicano Snrte e alle Ong tedesche
Germanwatch e Fian per l’impegno contro la chiusura di uno
stabilimento messicano della multinazionale di pneumatici Continental)
la Coop, per il suo contributo alla salvaguardia dell’ambiente
e il ruolo di primo piano nella commercializzazione dei prodotti
biologici.
In nomination nella stessa categoria Eosta, azienda olandese impegnata
nella produzione di prodotti alimentari etici e la catena britannica
Marks Spencer per il commercio equo e la collaborazione con le Ong.
La
scorsa edizione i vincitori furono Chevron, Walt Disney e Citygoup
rispettivamente per le categorie: ambiente, diritti umani e
fiscalita’.