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| Il primo rapporto sui fondi etici in Italia - 7 maggio 2008 | Ultimi articoli | |
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fonte: www.osservatoriofinanzaetica.it In Europa,
l'investimento "etico" cresce anche più rapidamente: l'ultima
ricerca condotta da Vigeo, una delle più importanti agenzie di rating
sociale ed ambientale a livello europeo, dice che le masse gestite
hanno superato i 49 miliardi di euro, con un progresso del 43% nei
primi mesi del 2007 rispetto all'anno precedente. Il mercato svizzero,
in particolare, si delinea come uno dei più dinamici del vecchio
continente: secondo uno studio di OnValues, società svizzera
specializzata nelle attività di ricerca e consulenza, pubblicato a
marzo, il mercato dell'investimento "sostenibile" ha ormai
superato i 30 miliardi di franchi svizzeri, con un incremento del 67%
tra il dicembre 2006 e la fine del 2007. Un dato particolarmente
significativo se si considera che, nello stesso arco di tempo, il
mercato dei fondi è cresciuto di un solo punto percentuale. E in Italia? Secondo i
dati pubblicati a gennaio da Assogestioni, il patrimonio totale
investito in fondi etici ammonta a 1.637,6 milioni di euro. La
raccolta, anche nel mese di gennaio, è stata negativa (per 66,9 milioni
di euro); come, d'altra parte, lo è stata nei mesi precedenti. Ma se è
vero che il settore dei fondi etici italiani - quelli che escludono
determinati settori come l'industria delle armi o del tabacco e non
investono in titoli di Stato di Paesi dove vige la pena di morte -
risente della crisi che affligge il mercato dei fondi comuni, le
responsabilità vanno ricercate anche altrove. A cominciare delle banche
che, in Italia, rappresentano la principale rete distributiva di
prodotti d'investimento. In molti casi, infatti, gli istituti di credito
non si sono occupati di formare adeguatamente le proprie reti di
promotori sui nuovi prodotti d'investimento e, quindi, anche sui
prodotti etici. Un problema cruciale se si considera che, in Italia, la
cultura finanziaria è piuttosto arretrata, al punto che molti
risparmiatori non hanno mai sentito parlare di fondi d'investimento
etici. Risultato: mentre gli istituti stranieri
"cavalcavano" il business dei fondi etici, le nostre banche
non hanno mai creduto fino in fondo al successo dell'investimento
socialmente responsabile. E hanno preferito puntare su altri prodotti
d'investimento (magari più remunerativi per le stesse banche). Nonostante tutto,
l'interesse dei risparmiatori nei confronti dell'investimento etico è
continuato a crescere. E infatti, non mancano gli esempi di prodotti
che fanno registrare una raccolta positiva, in netta controtendenza
rispetto al comparto. Nel frattempo, alcune società di gestione del
risparmio non sono state a guardare. A gennaio dello scorso anno, Etica
Sgr (Gruppo Banca Popolare Etica ) ha lanciato un nuovo fondo etico,
il prodotto azionario della linea Valori Responsabili. Nell'ottobre
2007, Aureo Gestioni ha fatto il restyling al suo fondo comune
etico, che ha cambiato nome (da Aureo WWF Pianeta Terra in Aureo Finanza
Etica) e politica d'investimento. E a breve, anche il Gruppo Intesa
Sanpaolo metterà mano alla sua offerta di fondi etici. Ma quali
sono le caratteristiche dei fondi socialmente responsabili disponibili
per il risparmiatore italiano? L'Osservatorio finanza etica
(www.osservatoriofinanzaetica.it) ha stilato il PRIMO RAPPORTO SUI
FONDI ETICI IN ITALIA, analizzando 33 fondi (amministrati da 17
società di gestione del risparmio italiane ed estere), di cui 13
azionari, 13 obbligazionari, 6 fondi bilanciati ed un fondo flessibile. NO ARIMI, NO TABACCO, NO
ALCOOL... Su 33 fondi d'investimento
etici disponibili nel mercato italiano, 26 non investono in titoli di società
che producono o commercializzano armi, mentre sono 25 (pari al
75,7%) i prodotti che escludono l'industria del tabacco
dall'universo investibile del fondo. Il risparmiatore, inoltre, ha la
possibilità di scegliere un'ampia gamma di prodotti d'investimento che
non ammettono nel proprio paniere titoli di società attive nei settori
del gioco d'azzardo (20 fondi su 33), nell'industria
dell'alcool (18), della pornografia (20) e dell'ingegneria
genetica (14 fondi su 33). Per la gioia di tutti gli animalisti
italiani (e non solo), ci sono anche sei fondi etici che escludono le
società che forniscono servizi di test sugli animali, mentre due
fondi si limitano ad escludere i test non medici (quelli, ad esempio,
realizzati per conto dell'industria cosmetica) ed altri 6 prodotti
d'investimento scartano i titoli di società che operano nell'industria
della pelliccia. Solo il 9% dei fondi etici italiani esclude società
che producono pesticidi o altri prodotti inquinanti, mentre una
percentuale doppia (18,2%) non ammette società coinvolte nella
raccolta, trasformazione, o commercializzazione di legname
proveniente da foreste protette. I criteri negativi adottati
dalle società di gestione nella selezione del portafoglio titoli non
riguardano solo le imprese operanti in determinati settori merceologici
ma anche gli Stati che adottano comportamenti ritenuti non socialmente
responsabili. Per esempio, in alcuni casi, vengono esclusi i titoli di
Stato di Paesi che violano sistematicamente i diritti civili e
politici (nel 36,4% dei fondi) o i diritti umani (9%), oppure
sono coinvolti in operazioni militari condotte senza l'autorizzazione
di organizzazioni sopranazionali (18% dei fondi etici disponibili
per il risparmiatore italiano). Sono 7, invece, (pari al 21,2%) i fondi
etici che non ammettono, all'interno del proprio paniere, i titoli di
debito pubblico di Paesi in cui è presente o viene applicata la pena
di morte. SÌ ENERGIA DA FONTI
RINNOVABILE, TUTELA DELLA SUALTE E DELLA ICUREZZA SUL LUOGO DEL
LAVORO... I criteri positivi (o di
inclusione) possono essere distinti i tre ambiti: ambientale, sociale e
di governance. Le società di gestione del risparmio che adottano
criteri positivi di tipo ambientale nella selezione dei titoli da
inserire in portafoglio, privilegiano imprese sensibili all'impatto
ambientale dei propri prodotti e processi produttivi (il 78,8% dei
fondi etici italiani è soggetta ad un'attività di screening di questo
tipo). Alcuni gestori privilegiano, inoltre, le società che
producono o utilizzano energie rinnovabili (18,2 % dei fondi etici)
o quelle che riducono le emissioni inquinanti (15,1%) o i
consumi di energia elettrica (18,2%). I criteri di inclusione in
ambito sociale, per contro, identificano comportamenti meritevoli da
parte di imprese e Stati in tema di rispetto dei diritti umani, dei
minori e dei lavoratori, tutela della salute e della sicurezza sociale,
impegno a favore dell'inclusione sociale delle categorie svantaggiate e
del dialogo con le comunità ed i gruppi di interesse, ad ogni livello.
Venendo al contesto italiano, sono diciotto (pari al 54,6% del totale) i
fondi etici che incorporano il principio "tutela della salute e
della sicurezza sul luogo di lavoro", 14 (42,4%) quelli che
investono in imprese che testimoniano un rapporto positivo con le
comunità locali, 10 (il 30,3%) i fondi etici che, nella selezione
del portafoglio titoli, attribuiscono un valore prioritario al rispetto
dei diritti umani e dei lavoratori. Infine, ci sono i criteri
positivi che attengono alla governance aziendale: in questo caso,
l'attività di screening attuata dal gestore o dal suo advisor
(consulente) tende a prediligere imprese che adottano criteri di trasparenza
nell'amministrazione finanziaria e nella remunerazione del manager
(in Italia, 8 fondi su 33), mantengono un rapporto positivo con gli
azionisti (11 su 33), non vengono coinvolte in episodi di
corruzione (10 su 33) o, ancora, organizzano il Consiglio di
Amministrazione secondo criteri ritenuti socialmente responsabili (6
fondi su 33): per esempio, la separazione del ruolo di presidente da
quello di direttore generale oppure la presenza di membri indipendenti
nel Consiglio. Per quanto concerne i
titoli di Stato inclusi nel paniere dei fondi etici, i criteri di
inclusione di tipo ambientale riguardano, ad esempio, l'eventuale ratifica
del Protocollo di Kyoto (6 fondi etici); quelli di tipo sociale
prendono in considerazione parametri quali l'entità della spesa
pubblica per istruzione e sanità (21,2% dei fondi etici), il tasso
di mortalità infantile o la rilevanza del lavoro minorile nel
Paese (12,1%) o, ancora, il rispetto dei diritti umani e dei
lavoratori (33,3%). Infine, a proposito della governance, i criteri
adottati hanno a che fare con il rispetto dei diritti civili e politici
senza pregiudizi di tipo razziale, etnico, religioso e la "qualità"
della democrazia (4 su 33), l'entità delle spese militari in
relazione al PIL (12,1% del totale), l'impegno nella salvaguardia e
nella promozione della pace attraverso il dialogo e l'intervento a
sostegno di Paesi non sviluppati, di quelli colpiti da guerre o
catastrofi naturali e delle popolazioni del terzo mondo, o il livello si
stabilità politica nel Paese (4 fondi su 33). Dalla home page
dell'Osservatorio finanza etica, attraverso un motore di ricerca che
interroga il data base contenente le informazioni su tutti i fondi etici
italiani, il risparmiatore può scegliere i criteri di esclusione e di
inclusione che corrispondono alla sua personale concezione di
"eticità" e verificare quali prodotti d'investimento etico
corrispondono alle caratteristiche selezionate. ETICO È TRASPARENTE L'investimento etico,
in un certo senso, rappresenta uno dei possibili antidoti, perché incorpora
un fondamentale elemento di trasparenza: relative alle procedure
adottate nella selezione dei titoli che compongono un certo fondo etico;
ai criteri di inclusione ed esclusione assunti nella definizione
dell'universo investibile; infine, alla composizione del comitato etico:
l'organo che "vigila" affinché venga mantenuto uno stile di
gestione orientato ai principi di eticità e responsabilità sociale. Trasparenza
significa, in fin dei conti, dare all'investitore socialmente
responsabile la possibilità di decidere se un determinato fondo etico
risponde o meno alla propria personale concezione di eticità. Per rendere i fondi etici
più trasparenti nei confronti dei risparmiatori, Eurosif (Eiuropean
Social Investment Forum) - un network pan-europeo no-profit che sostiene
la crescita delle pratiche di investimento socialmente responsabile -
promuove l'adesione da parte delle Società di gestione del risparmio
alle linee guida europee sulla trasparenza dei fondi socialmente
responsabili, basate sulle migliori pratiche correnti. Tra le società
di gestione del risparmio che propongono fondi etici, attualmente sono
11 (su 17, pari al 64,7%) quelle che hanno aderito alle linee guida
Eurosif. COMITATO ETICO AZIONARIATO ATTIVO La prima azione di
engagement della storia prese forma nel lontano 1971 quando, durante
l'assemblea degli azionisti della General Motors, la ICCR (Interfaith
Center on Corporate Responsability, leggi) presentò una mozione,
chiedendo che la multinazionale si ritirasse dal Sudafrica (dove, in
quel momento, vigeva ancora la segregazione razziale). Da quel momento,
l'azionariato attivo ha assunto forme e strategie sempre più raffinate
e si è diffuso ampiamente tra gli investitori socialmente responsabili
degli Stati Uniti e dell'Europa. In Italia, solo 4 società
di gestione del risparmio su 17 adottano politiche di azionariato attivo.
Tra le ultime azioni, si possono ricordare quelle di Etica Sgr
(Gruppo Banca Popolare Etica) nei confronti di Vodafone, Indesit,
Sabaf, Swisscom ed Eli Lilly, quelle di BNP Paribas Asset
Management (che gestisce il fondo BNL per Telethon)
"contro" Lufthansa ed ENI, e di Aviva Morley Fund
Management in relazione all'attività di First Group, Misys, GSK.
QUANTO RENDONO A questo proposito, è importante sottolineare un dato: l'orizzonte temporale coerente con l'investimento socialmente responsabile è, tendenzialmente, di medio-lungo termine, quindi più ampio rispetto a quello considerato per gli investimenti di carattere speculativo. Ed è proprio sul medio-lungo termine che i fondi etici possono dare rendimenti migliori. Ecco perché, quando si valuta l'opportunità di un investimento etico, è consigliabile considerare un arco temporale ampio, ad esempio di 3 o 5 anni.
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